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C’è una netta e limpida linea di demarcazione che divide tutto ciò che è stata la nostra vita dallo scoppio della pandemia e tutto ciò, che invece, è stato dopo. L’isolamento non è stato solo di natura fisica, con tante persone costrette a non poter lasciare il posto in cui si trovavano, lontani da famiglia e affetti cari, bensì anche una solitudine di tipo emotivo, arida e povera di contatto empatico.  Si è assistito sì ad una riorganizzazione a livello strutturale delle nostre giornate, ma soprattutto ad una riorganizzazione a livello emotivo, intrisa di divieti, limitazioni e pochezza di contatto.  Sarebbe stato utopico pensare ad un superamento di questa tipologia di isolamento senza delle ripercussioni a livello emotivo e mentale da parte di tutti. Questo si è concretizzato poi nella difficile re-immersione nella quotidianità che si è susseguita dopo l’intenso periodo iniziale di lockdown serrato. La “convivenza” con il virus non ha lasciato comunque spazio ad un ritorno netto alla quotidianità, re-inserendo tante individualità che avevano vissuto l’isolamento sociale e fisico all’interno di piccoli spazi abitativi o con le proprie famiglie di origine dopo aver passato lunghi tratti di tempo in autonomia, nella macchina della produttività e del commercio. Lo scarto emotivo lasciato da un’esperienza così forte non poteva essere di poco conto.

Ad emozioni come euforia per la ripresa provata dopo lo stop obbligatorio, si sono susseguite emozioni come quelle di paura e ansia per un nemico che non era ancora stato sconfitto, provocando frustrazione e non-adeguamento per la “nuova vita” che ci si prospettava davanti agli occhi. Tra le reazioni emotive più angoscianti ci sono sicuramente quelle inerenti sintomi di ansia o di panico.  L’ansia può essere vissuta come sensazione di nervosismo, paura, tensione, torpore, preoccupazione o sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto. È inoltre associata a sintomi fisici come respiro affannoso, battito accelerato, sudorazione, mani fredde, tremori, problemi di concentrazione e difficoltà a dormire. Le reazioni a eventi stressanti costituiscono un’esperienza umana normale. Tali sentimento sono sempre stati provati dal genere umano, costituendo parte fondamentale in positivo e in negativo dell’esperienza della vita. Il famosissimo autore Goethe in uno dei suoi più famosi scritti, il “Faust” descrive l’ansia come segue:

“L’ansia fa subito nido nel fondo del cuore E vi genera pene segrete, vi si dibatte inquieta, turba piaceri e requie, si cela sotto sempre nuove maschere, veste qualunque apparenza: casa, moglie, figli, fuoco, acqua, pugnale, veleno. Tutto ti fa tramare, che poi non ti colpisce; e quello che non perdi hai sempre da rimpiangere.”

Mai come adesso ciò che ha narrato lo scrittore è di modernissima attualità. Situazioni estremamente stressanti, inclusa l’attuale pandemia di COVID-19, possono portare a forti sentimenti di ansia, che possono diventare angoscianti e invalidanti. In una situazione come quella della pandemia la mente umana tende anche a sviluppare delle paure irrazionali, invalidanti a livello quotidiano.  Particolare attenzione anche, in un contesto in cui l’interazione sociale è stata ridotta all’osso per moltissimo tempo, pregna di limitazioni e poco contatto, sentimenti come noia e frustrazioni possono essere sempre presenti durante le giornate. La poco libertà di movimento correlata ad uno stravolgimento netto del proprio stile di vita possono portare a sperimentare emozioni complesse e problematiche che, in certi casi, possono trasformarsi in veri e propri sintomi di tipo depressivo.  L’ansia potrebbe essere vista come una conseguenza dell’enorme mole di limitazioni presenti nella nuova quotidianità, rappresentando un’enorme energia frustrata che non riesce ad avere un’adeguata attivazione durante la giornata. Potrebbe essere anche conseguenza dell’enorme disparità rispetto alla percezione di rischio presente all’interno di tante persone. Chi, per esempio, sperimentata maggiore paura rispetto a possibili spostamenti e limitazioni potrebbe sentirsi perennemente inadeguato nei confronti di chi invece tali limitazioni non le sente allo stesso modo, cercando di sdrammatizzarle o sottovalutarle.

In un quadro così differente e percepito così intensamente risulta di grandissima e fondamentale importanza la natura della consapevolezza di richiesta d’aiuto. Il coraggio e il desiderio di voler richiedere un aiuto o un supporto psicologico rappresentano il primo passo verso una rivalutazione di quello che si è e di quello che si può fare in un periodo così difficile. L’ansia potrebbe fungere da campanellino d’allarme che scatta a livello inconscio, complice di una richiesta d’aiuto che viene perennemente soffocata o rimandata. La consulenza psicologica e il supporto rappresentano una possibilità in cui creare un campo neutro in cui poter ri-pensare le proprie emozioni, comprendendo come gestire le emozioni e far fronte a eventi e comportamenti che riconosciamo possano invalidare in qualche modo la nostra vita quotidiana.